giovedì 27 maggio 2010

VALIDA o NON VALIDA, questo è il problema.


Vi è mai capitato di soffermarvi a pensare a cosa succede, nella nostra epoca illuminata, quando si cerca di manifestare la propria libertà di azione, di pensiero, di scelta?
Beh, ecco cosa succede: verrete classificati.
E non parlo di grandi categorie che generalizzano in maniera superficiale ma non limitano il nostro essere. Parlo di opposizioni. Buono/cattivo, giusto/sbagliato, appropriato/inappropriato, vero/falso... come in un esercizio di contrari di bambini di 3 elementare.
Verrete imprigionati in una dicotomica catalogazione dell'essere umano, tanto disumanizzante quanto solo la mente umana può concepire.

Ore 2 di notte, vago per Rimini in cerca di un briciolo di libertà dalle costrizioni di questa società malata. Per fortuna al mio fianco ho una persona che, nonostante in questo momento sia ancora più affranta di me nel riscontrare la follia di questi anni, vuole riscoprire le cose belle della vita, ed è critico e mai banale in questa ricerca.
Due fumatori discreti, che vivono la sigaretta non come un obbligo o una dipendenza, ma come un momento di condivisione, quel piccolo angolo di piacere dove, consapevolmente, ci si intossica con veleni socialmente accettati. Nostra meta: il distributore automatico... l'amico giallo che ti distribuisce la tua droga quotidiana e non ti giudica per la tua scelta.
Almeno così pensavo... Mai dare per scontato che qualcuno/qualcosa possa accettare le tue scelte senza prendere una personale posizione in merito. E come sempre sono le piccole cose ad essere metafora della vita. Perchè io non posso scegliere per me stesso, perchè io non ho facoltà di decidere come voglio avvelenarmi, perchè qualcuno ha già deciso che sono VALIDA o NON VALIDA, questo è il problema.

Inserisco i soldi. La macchina me li sputa indietro. Riprovo. Niente da fare. Mi rendo conto che una scritta rossa scorre attraverso i led luminosi dello schermino sopra la fessura delle banconote.
PREGO, INSERIRE LA TESSERA SANITARIA O IL CODICE FISCALE.
Voglio un pacchetto di sigarette. Cosa ottengo in cambio? Un terzo grado.
Chi sono, quanti anni ho, dove vivo... Una sentenza sputata da una macchinetta. 
In due minuti processata, giudicata, e solo per un pelo assolta.
Uff, sospiro di sollievo: VALIDA.

Raccolgo le mie fottute sigarette e solo un pensiero rimbomba nella mente: forse un giorno, chiassà neanche troppo lontano, quando raccoglierò un pacchetto dal distributore non mi salterà più all'occhio la scritta IL FUMO UCCIDE, forse presto ci scriveranno: IL GRANDE FRATELLO TI GUARDA.

3 commenti:

  1. Sicuramente le due della notte sono l'orario migliore per stare in giro per Rimini, proprio perché non c'è nessuno a guardarti e a controllare come sei vestito che cerchi che fai e dove vai. Adesso che la macchinetta sputi una sentenza mi sembra piuttosto esagerato, dacché una sentenza, dalla radice del verbo sentire, è privilegio dell'essere umano, che decide, non della macchina, che viene programmata, e non sente, non ha sentimenti né prende decisioni consapevoli, bensì esegue e basta.

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  2. verissimo, così come è ero che più si invecchia, più si diventa pignoli ;-P
    grazie del commento mio caro :-) vuol dire che mi segui!!!

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  3. David è come Bergonzoni! bel post cmq, anche se dettato dalla rabbia, più che giustificata, di vivere in questa scatola per topi.

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